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IL LIBRO CHE HA FERMATO LA BEATIFICAZIONE DI PAOLO VI - "PAOLO VI BEATO?" ...DI DON LUIGI VILLA

Ultimo Aggiornamento: 04/02/2017 19:43
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IL LIBRO CHE HA FERMATO LA BEATIFICAZIONE DI PAOLO VI - "PAOLO VI BEATO?" DI DON LUIGI VILLA. Download pdf



Nel 1952, don Luigi Villa ricevette da Padre Pio l’incarico di dedicare tutta la sua vita a combattere la Massoneria ecclesiastica e l’ordine di recarsi dall’Arcivescovo di Chieti, Mons. Giambattista Bosio, perché si interessasse per ottenere l’approvazione papale. Prima di accettare questo incarico, però, mons. Bosio chiese a don Villa una sola condizione: “Che Lei non abbia mai nulla a che fare con Montini!”. In seguito, Papa Pio XII approvò questo incarico di don Luigi Villa, che consegnò poi ai cardinali Ottaviani, Parente e Palazzini, perché lo mettessero a conoscenza di tutti i segreti della Chiesa! E così don Villa divenne, per decenni, l’agente segreto del card. Ottaviani, con la specialità di documentare l’appartenenza alla Massoneria di alti Prelati della Chiesa cattolica. Quando, nel settembre 1978, la “Lista Pecorelli” apparve su “OP”, la Rivista dell’avvocato Mino Pecorelli, non fu certo una grande meraviglia per don Villa leggervi molti nomi di quegli alti Prelati che lui stesso aveva già fatto allontanare dalle loro sedi, tanto tempo prima, per aver fornito al Sant’Uffizio i documenti della loro appartenenza alla Massoneria. Uno di questi fu il card. Joseph Suenens, cacciato dalla sua sede di Bruxelles perché massone e sposato con un figlio di nome Paolo! Ma in questa battaglia, era necessaria una Rivista, e così nel 1971, nacque “Chiesa viva”. Agli inizi, don Villa aveva corrispondenti e collaboratori in tutto il mondo, ma è stato proprio col “calunniate, calunniate, qualcosa resterà” di una certa Gerarchia del post-Vaticano II che, ad uno ad uno, egli li vide sparire tutti! Io, invece, sono l’ultimo arrivato e un suo collaboratore da circa vent’anni e le assicuro che anch’io ho conosciuto, sulla mia pelle, l’infamia di questo metodo, col quale si è cercato di staccarmi da Lui. Le cito solo alcune calunnie, risparmiandoLe i nomi di quelli che le hanno pronunciate: “eretico”, “fuori della Chiesa”, “fascista”, “antisemita”, ecc.. E dove sono quelli che hanno dimostrato che è un “eretico” e “fuori della Chiesa”? E dove sono quelli che hanno scoperto un solo errore teologico nei suoi scritti? E dove sono quelli che avevano promesso di confutare i suoi scritti? Quando, nel 1998, è uscito il libro: “Paolo VI... beato?”, non è stato forse promesso ai preti bresciani un libro che avrebbe confutato questo di don Villa? E dov’è che si può acquistare questo libro? Ma dopo questo primo libro su Paolo VI, don Villa ne scrisse altri due, completando la sua “Trilogia montiniana”, che Voi avete sempre voluto ignorare! Inoltre, se avessimo il potere mediatico che avete voi, avremmo almeno potuto far sapere al vasto pubblico che don Luigi Villa era tanto “fascista” che fu condannato a morte dal Ministro della Giustizia, fascista Farinacci, e che scampò da morte per fucilazione, nella casa dei Comboniani di Crema, scappando dalla finestra; e che era tanto “antisemita” che, in tempo di guerra, mise in salvo 57 ebrei, in tre viaggi sui monti al confine Italia-Svizzera, rischiando la sua vita ad ogni viaggio. Ma a questo “metodo” del “calunniate, calunniate, qualcosa resterà!” si è subito affiancata un’altra “strategia”. Questa fu coniata dal massone card. Giovanni Benelli, Sostituto Segretario di Stato di Paolo VI, quando, nelle riunioni con altri Prelati, parlando di don Luigi Villa, era solito dire: «Bisogna far tacere quel don Villa». Ma quando qualcuno obiettava: «Sua Eminenza, bisogna però dimostrare che sbaglia!», il Cardinale allora, irritato, rispondeva: «E allora ignoratelo! E fatelo ignorare!». E così fu! ma questo accadde anche con la complicità di quel clero che preferisce il quieto vivere ai fastidi di non adeguarsi subito alla “linea di pensiero” che viene “suggerita” o “imposta” dall’alto. Ma anche questo sembrava non bastare. Il “mandato pontificio”, che don Villa ricevette, di difendere la Chiesa di Cristo contro l’opera della Massoneria ecclesiastica, prevedeva molti viaggi all’estero ed altrettante azioni rischiose. Così avvenne che un giorno, a Parigi, mentre attendeva i documenti dell’appartenenza alla Massoneria del card. Lienart, egli ricevette un pugno “ferrato” in pieno volto che gli dislocò la mandibola e gli spezzò tutti i denti! Ma ci fu ancor di peggio! Per demoralizzarlo e ridurlo allo stremo, sono state inventate le “telefonate a notte inoltrata”. Ed erano insulti, calunnie, bestemmie, minacce! E questa storia si è protratta per anni! Per mettere a tacere un sacerdote come don Villa, però, esisteva un solo modo sicuro: eliminarlo fisicamente. Infatti, la sua vita è stata costellata da ben sette tentativi di assassinio!
***
Recentemente, però, don Villa ha ricevuto due importanti riconoscimenti: il primo, dicembre 2008: il “Premio giornalistico internazionale Inars Ciociaria”, patrocinato da Presidenza Consiglio dei Ministri, Ministero Beni Culturali, Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Consiglio Regione Lazio, Provincia di Frosinone, U.R.S.E. (Unione Regioni Storiche Europee), “per la lunghissima attività di giornalista, autore di libri e pamphlet di teologia, ascetica, saggistica… e per il suo impegno nella difesa delle radici cristiane d’Europa e nella tutela della verità contro forze estranee alla nostra civiltà”; il secondo, ottobre 2009: il “Premio dell’Associazione Culturale Val Vibrata di Teramo”, “quale giornalista, scrittore insigne, editore ntegerrimo, magistrale Direttore della Rivista ‘Chiesa viva’, ma soprattutto come sommo teologo per aver dedicato l’intera esistenza nel difendere la Religione Cattolica e nel diffondere la Verità Storica e vivendo secondo il Vangelo”! Che contrasto con certa Gerarchia ecclesiastica! Testimonianza di Franco Adessa
"Il 12 settembre 1978 il settimanale OP diretto da Mino Pecorelli, giornalista iscritto alla P" e poi assassinato, pubblicò in un articolo dal titolo La grande loggia vaticana un elenco di ben 121 nominativi di esponenti vaticani e di alti prelati indicati quali affiliati alla massoneria. Ha scritto Alfio Caruso (in la Stampa, 22 agosto 2006): «Una mano anonima aveva inserito l'articolo nella rassegna stampa sfogliata ogni mattina dal papa. Questi aveva subito chiesto al cardinale Felici se la lista potesse essere veritiera. Verosimile, era stata la risposta. L'elenco faceva impressione: comprendeva Villot, monsignor Agostino Casaroli, ministro degli Esteri della Santa Sede, il cardinale Ugo Poletti, vicario di Roma, il cardinale Sebastiano Baggio, Marcinkus, monsignor Donato De Bonis, dello Ior, don Virginio Levi, vicedirettore dell'Osservatore Romano, padre Roberto Tucci, direttore della Radio Vaticana, monsignor Pasquale Macchi, segretario di Paolo VI. Con il disincanto tipico del vecchio habitué di Curia, Felici osservò che liste simili circolavano da sempre e che la prassi era di non prenderle in considerazione. D'altronde, aggiunse con un pizzico di malizia, paolo VI aveva varato un comitato per cancellare la scomunica che da secoli veniva comminata ai massoni e il cardinale Villot ne era apparso entusiasta. Sentimento non condiviso da Luciani: per lui la massoneria incarnava il nemico di Roma. Pur intuendo che il suo amato Montini avesse aperto le porte delle mura leonine a una schiera di piduisti - Gelli, Ortolani, Sindona, Calvi - era contrarissimo a quell'insana commistione rivolta soltanto al profitto».

"Don Villa, nel libro Paolo VI beato?, afferma che l'elenco era veritiero.

"Potenti massoni, secondo il sacerdote, sarebbero stati influenti collaboratori di papa Montini. Don Villa ne cita alcuni: monsignor Pasquale Macchi, segretario personale del pontefice, il cardinale Jean Villot, segretario di Stato di paolo VI, di Giovanni Paolo I e di Giovanni Paolo II, fino alla morte avvenuta nel 1979; il cardinale Agostino Casaroli, della cui appartenenza alla massoneria sarebbe stato a conoscenza anche papa Wojtyla, stando alla testimonianza resa a don Villa da un arcivescovo, stretto collaboratore del pontefice polacco.

"Ma sarebbero stati massoni anche il vescovo Annibale Bugnini, cui paolo VI affidò la 'rivoluzione liturgica' del concilio, nonostante il precedente allontanamento del Bugnini da parte di Giovanni XXIII. E ovviamente il vescovo Paul Marcinkus.

"Don Villa è anche convinto che papa Luciani, il papa dei 233 giorni (il 33 è il numero simbolico per tutti i massoni), volesse fare 'pulizia' all'interno del vaticano, avendo individuato la forte presenza massonica. E questa sarebbe stata la causa della sua improvvisa morte.

"I documenti proposti da don Villa sono stati spesso censurati dai giornali, come lamenta lo stesso prete bresciano. Denunce ai suoi danni? Nessuna. Però sembra che sia stato oggetto di diversi attentati e aggressioni, una delle quali a Parigi, dove si trovava a indagare proprio su alcuni cardinali in odore di grembiulino massonico. Ma don Villa tira dritto per la sua strada, continuando a combattere la massoneria come indicato da Padre Pio. Ha ultimato un terzo volume su Paolo VI e ha avviato una battaglia contro lo 'scandalo' della nomina di don Francesco Marchisano ad arciprete della basilica vaticana e vicario generale del Pontefice. Marchisano era arcivescovo titolare della Pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa e della Pontificia commissione di archeologia sacra, quando il papa lo nominò successore del cardinale Virgilio Noé. Ma il neonominato, stando alle tesi di don Villa, sarebbe l'autore di tre lettere inviate da un certo 'Frama' al venerabile Gran maestro del Grande Oriente di palazzo Giusiniani.

"Si potrebbe pensare che don Villa sia un prete su posizioni conservatrici, funzionale alle forze più tradizionaliste. Ha invece parole severe anche nei confronti dell'Opus Dei, una forza per la quale simpatizzavano anche i suoi protettori Ottaviani e Palazzini. Dell'Opus Dei Don Villa dice senza esitazione: «È una massoneria bianca». Il prete bresciano contesta anche le modalità di beatificazione di Escrivà de Balaguer, canonizzato nel 2002.Al tema ha dedicato anche un numero di Chiesa viva intitolato Una beatificazione sbagliata?

"Il sacerdote commenta: «Il professor Vittadini dell'Università laterarense e presidente della camera di beatificazione aveva fatto un rapporto terribile contro Escrivà santo. Allora il cardinale della Congregazine dei santi disse che sarebbe stato necessario parlarne al Papa. E lo fece. Ma Wojtyla lo ricevette, lo guardò e gli disse: Il papa sono io, lo voglio santo!»

"Villa non fa sconti neanche ai politici. «Che Berlusconi facesse parte della P2 è cosa nota. Oggi lui può anche dire che è 'in sonno', che è un massone 'dormiente', ma obbedisce a quegli interessi: quando uno è dentro non scappa più. Anche Prodi è massone, solo che appartiene al circolo degli Illuminati».

"Pochi si salvano dalla 'caccia' del sacerdote bresciano. La sua conclusione è amara, ma battagliera: «La massoneria ha in mano la Chiesa e lo Stato. Ma il loro punto debole è la superbia. Prima o poi i loro giochi di potere verranno alla luce».

"Su un fronte opposto a quello di don Villa - confermandone però le supposizioni - si pone un altro sacerdote paolino Rosario Esposito, che da molti anni è uno strenuo sostenitore delle grandi 'concordanze' tra Chiesa e massoneria. Una simpatia decennale, quella di padre Esposito per i liberi mutatori, che viene ricambiata con calore. (…)

"Tanta è la simpatia per la 'fratellanza' del sacerdote napoletano che il 2 dicembre 2006 padre Esposito è stato proclamato Gran maestro onorario della Loggia nazionale d'Italia. Non so è trattato di un'iniziazione in senso 'tecnico', ma di un'ammissione bilaterale del rapporto di grande simpatia e 'fratellanza' esistente fra alcuni qualificati esponenti della Chiesa e la libera muratoria. Il sacerdote ha accettato volentieri e ha ringraziato in un discorso ufficiale."

(da F. Pinotti, Fratelli d'Italia, cit., pp. 647-653)
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